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Mentre gli Stati membri si riuniscono per esaminare i progressi compiuti nell'attuazione della Dichiarazione e della Piattaforma d’azione di Pechino e per trattare la questione della parità di genere nell’agenda di sviluppo post-2015,
è giunto il momento per un dibattito serio sul ruolo della religione nel promuovere l'uguaglianza tra donne e uomini. La religione, come fondamento di una mobilitazione sociale e politica, è una realtà che deve essere presa in esame apertamente. La presenza costante della religione nella vita e nell'identità delle persone non può più essere ignorata. Se si vuole che svolga un ruolo costruttivo nella società, è necessario riconsiderare il concetto stesso di religione, la sua natura e il suo scopo. Dobbiamo essere pronti a disfarci delle etichette che ci hanno ingabbiato in dibattiti conflittuali del tipo "laico vs. religioso", "moderno vs. tradizionale", "liberale vs. conservatore", "occidentale vs. non occidentale". Il ruolo della religione nella vita umana e l'uguaglianza tra donne e uomini sono realtà troppo complesse per essere ridotte a confronti di tal genere.
C'è bisogno di un discorso nuovo e adatto alle esigenze dell'epoca in cui viviamo. La Bahá'í International Community desidera favorire questo discorso portando il proprio contributo.
In primo luogo, desideriamo affermare chiaramente la nostra convinzione che l'uguaglianza tra uomini e donne è un aspetto della realtà umana e non solo una
condizione da raggiungere per il bene comune. Ciò che rende umani gli esseri umani – la loro intrinseca dignità e nobiltà – non è né maschio né femmina. La ricerca di un senso, di uno scopo, di una comunità, e la capacità di amare, di creare, di perseverare, non hanno genere. Questa asserzione ha profonde ripercussioni sull'organizzazione di ogni aspetto della società umana.
«Ciò che rende umani gli esseri umani – la loro intrinseca dignità e nobiltà – non è né maschio né femmina. La ricerca di un senso, di uno scopo, di una comunità, e la capacità di amare, di creare, di perseverare, non hanno genere».
La natura della religione
Per noi la religione non è un insieme di dogmi o di confessioni in conflitto tra loro. Postuliamo, piuttosto, che la religione sia un processo in divenire attraverso il quale l'umanità prende coscienza della dimensione spirituale della vita umana e impara a orientare di
conseguenza la sua vita individuale e collettiva. Al centro della religione c’è un insieme di principi spirituali che, congiuntamente, formano il patrimonio comune dell'umanità. In ogni fase della storia e dello sviluppo umano – e ancor più oggi nel mezzo di una comunità globale emergente – la religione acquisisce nuovi significati, valori, funzioni ed espressioni. In un momento in cui le intuizioni
«... la religione sia un processo in divenire attraverso il quale l'umanità prende coscienza della dimensione spirituale della vita umana e impara a orientare di conseguenza la sua vita individuale e collettiva.»
delle donne sono sempre più riconosciute come essenziali per la creazione di famiglie sane, di comunità più pacifiche, di una vita intellettuale più
vivace e di una governance più efficace, sono soprattutto le loro voci che devono informare il discorso sulla natura della religione e sul suo ruolo nella vita contemporanea.
La Dichiarazione universale dei diritti umani e
la sua progenie di strumenti per i diritti umani hanno fornito alla comunità internazionale un quadro normativo che riconosce la dignità intrinseca della persona e delinea i diritti e i doveri sui quali può essere edificata una società pacifica. Tanto per i governi quanto per le comunità, il compito più gravoso è stato trasformare questi criteri in realtà vissuta davanti ai popoli del mondo. Le norme giuridiche e le scienze sociali affermano l'uguaglianza di tutti gli esseri umani, tuttavia sono le convinzioni profondamente radicate sulla natura delle donne e degli uomini e sul rapporto tra loro a rivelarsi i più formidabili ostacoli alla realizzazione di un ordine sociale equo. A vent'anni dall'allora più importante raduno di capi di Stato e della società civile, in occasione del quale la questione della parità di genere venne inserita in cima all'agenda globale, la discriminazione contro le donne rimane oggi l'ingiustizia più diffusa nel mondo.
È un fatto ben documentato che, nel corso della storia, gran parte dell'umanità si sia rivolta alle religioni e ai loro leader per avere una guida e che continui a farlo tutt’oggi. Sebbene molti pensassero che la modernità avrebbe sminuito l'influenza della religione – un'apparente vittoria della "mente razionale" sulle credenze "irrazionali" – ciò non è avvenuto. La religione si sta riaffermando in un’infinità di modi. In nome della religione si è levato l’appello al servizio per il bene comune; ad abbracciare un'umanità comune che travalichi le divisioni tra le nazioni e tra le razze; alla gestione dell'ambiente; al perdono e alla riconciliazione. L’ONU ha riconosciuto sempre di più il ruolo della religione come forgiatrice della cultura e della vita comunitaria. Dopo aver preso atto della capacità delle organizzazioni religiose di raggiungere le regioni meno servite e di fornire loro risorse umane e materiali, alcune agenzie delle Nazioni Unite hanno cercato di collaborare con queste organizzazioni per perseguire obiettivi comuni. Diverse centinaia di ONG religiose hanno ottenuto lo status consultivo presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite e contribuiscono attivamente ai dibattiti che si svolgono in sede ONU.
Sradicare la violenza e il fanatismo
Al contempo la religione è caduta preda dell'ignoranza e della cieca ambizione. In suo nome vengono fomentati il fanatismo e la violenza. Le interpretazioni delle dottrine religiose che attribuiscono uno status inferiore alle donne e alle ragazze hanno dato origine a sistemi e strutture patriarcali, che
continuano a ostacolare la piena partecipazione delle donne alla società. La comunità internazionale è messa a dura prova dall'intransigenza di quelle società che continuano a impedire, basandosi su interpretazioni della legge religiosa, che la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne venga applicata e a violare in modo flagrante i diritti umani delle donne. In alcuni Paesi, per esempio, lo stupro coniugale rimane al di fuori della legge; l'onore dell’uomo è ritenuto una valida difesa per il femminicidio all’interno della famiglia; non esiste un requisito di età minima per il matrimonio. In altri Paesi, le donne non hanno il diritto di divorziare o di ereditare; la loro istruzione è considerata facoltativa o non necessaria; non sono presenti negli spazi pubblici e nelle strutture governative. Per quanto tuttora frequente, l'incidenza di questi esempi è in declino. Il miglioramento è visibile nella crescente partecipazione delle donne alla vita pubblica e agli affari della comunità e lo si può ravvisare nel considerevole impegno profuso da molti Paesi nella realizzazione del cambiamento attraverso strategie incentrate sull'istruzione delle donne e delle ragazze.
«Il miglioramento è visibile nella crescente partecipazione delle donne alla vita pubblica e agli affari della comunità e lo si può
ravvisare nel considerevole impegno profuso da molti Paesi nella realizzazione del cambiamento attraverso strategie incentrate sull’istruzione delle donne e delle ragazze».
Raccomandazioni
In questa fase della vita collettiva dell'umanità, desideriamo richiamare l'attenzione della Commissione su tre
aree di impegno, che riteniamo fondamentali per intervenire sulla condizione attuale delle donne e delle ragazze.
Responsabilità dei leader religiosi
I leader religiosi hanno un compito fondamentale
nell'affrontare le profonde ingiustizie che impediscono alle donne e alle ragazze di sviluppare il proprio potenziale e di svolgere il loro legittimo ruolo nel progresso della società. Se vogliono essere partner validi nella costruzione di una società più giusta e pacifica, i leader religiosi devono levare la voce senza esitazione contro la violazione dei diritti umani, contro ogni forma di violenza e fanatismo, e contro la negazione dell'uguaglianza perpetrata in nome della religione. Devono interrogarsi sui modi in cui le loro parole, le loro azioni o il loro silenzio abbiano permesso lo status quo. Devono rendere conto dei modi in cui la loro guida e il loro esempio possono soffocare l'esercizio di quelle facoltà intellettuali che contraddistinguono il genere umano. I governi hanno un ruolo da svolgere nell'incoraggiare la riflessione su questi temi.
«... I leader religiosi devono levare la voce senza esitazione contro la violazione dei diritti umani, contro ogni forma di violenza e fanatismo, e contro la negazione dell'uguaglianza perpetrata in nome della religione».
Il ruolo degli uomini e dei ragazzi
L'uguaglianza tra donne e uomini non è una condizione i cui effetti saranno limitati a metà della popolazione mondiale. La sua concretizzazione rivoluzionerà ogni aspetto della società umana: la generazione di conoscenza e lo sviluppo della vita intellettuale, la pratica della governance, l'allocazione delle risorse materiali e la condizione della famiglia, per citarne solo alcuni. Gli uomini devono
rendersi conto che, negli attuali contesti di disuguaglianza, non è possibile lo sviluppo del loro pieno potenziale. Sono loro che devono trovare il coraggio morale di trasmettere e modellare nuove concezioni della mascolinità e che devono contestare e mettere in discussione i ruoli ristretti assegnati loro dalla società e dai media. In ultima analisi, non è sufficiente far spazio nell'attuale ordine sociale affinché le donne svolgano il loro legittimo ruolo. Semmai, l'obiettivo è che le donne e gli uomini lavorino fianco a fianco, ciascuno come braccio destro dell'altro – nell’ambito della famiglia, del lavoro, della comunità e degli affari internazionali – per costruire una società che consenta la prosperità di tutti.
«Gli uomini devono rendersi conto che negli attuali contesti di disuguaglianza, non è possibile lo sviluppo del loro pieno potenziale».
Discriminazione contro le donne motivata da interpretazioni religiose
Esortiamo il Comitato per l'eliminazione della discriminazione contro le donne a pronunciarsi sulla discriminazione contro le donne motivata da interpretazioni religiose, sottolineando che essa costituisce un grave ostacolo all'obiettivo primario della pace.
Il raggiungimento della parità di genere richiederà risorse finanziarie, morali e intellettuali di portata senza precedenti. Comporterà l’impegno delle masse dell’umanità, le intuizioni della religione e della scienza, la dedizione impavida degli uomini al fianco delle donne, una collaborazione mai vista a ogni livello di governance e la consapevolezza che il progresso delle donne rappresenta il progresso di tutti. La Bahá'í International Community invita tutti coloro che lavorano per il miglioramento del genere umano a unirsi a noi in un
dialogo sulle questioni sollevate in questa dichiarazione. Ci auguriamo che in questo modo impareremo e comprenderemo meglio i reciproci punti di vista e porteremo avanti congiuntamente il nostro impegno verso la realizzazione di un ordine sociale che sostenga la prosperità di tutti.
è giunto il momento per un dibattito serio sul ruolo della religione nel promuovere l'uguaglianza tra donne e uomini. La religione, come fondamento di una mobilitazione sociale e politica, è una realtà che deve essere presa in esame apertamente. La presenza costante della religione nella vita e nell'identità delle persone non può più essere ignorata. Se si vuole che svolga un ruolo costruttivo nella società, è necessario riconsiderare il concetto stesso di religione, la sua natura e il suo scopo. Dobbiamo essere pronti a disfarci delle etichette che ci hanno ingabbiato in dibattiti conflittuali del tipo "laico vs. religioso", "moderno vs. tradizionale", "liberale vs. conservatore", "occidentale vs. non occidentale". Il ruolo della religione nella vita umana e l'uguaglianza tra donne e uomini sono realtà troppo complesse per essere ridotte a confronti di tal genere.
C'è bisogno di un discorso nuovo e adatto alle esigenze dell'epoca in cui viviamo. La Bahá'í International Community desidera favorire questo discorso portando il proprio contributo.
In primo luogo, desideriamo affermare chiaramente la nostra convinzione che l'uguaglianza tra uomini e donne è un aspetto della realtà umana e non solo una
condizione da raggiungere per il bene comune. Ciò che rende umani gli esseri umani – la loro intrinseca dignità e nobiltà – non è né maschio né femmina. La ricerca di un senso, di uno scopo, di una comunità, e la capacità di amare, di creare, di perseverare, non hanno genere. Questa asserzione ha profonde ripercussioni sull'organizzazione di ogni aspetto della società umana.
«Ciò che rende umani gli esseri umani – la loro intrinseca dignità e nobiltà – non è né maschio né femmina. La ricerca di un senso, di uno scopo, di una comunità, e la capacità di amare, di creare, di perseverare, non hanno genere».
La natura della religione
Per noi la religione non è un insieme di dogmi o di confessioni in conflitto tra loro. Postuliamo, piuttosto, che la religione sia un processo in divenire attraverso il quale l'umanità prende coscienza della dimensione spirituale della vita umana e impara a orientare di
conseguenza la sua vita individuale e collettiva. Al centro della religione c’è un insieme di principi spirituali che, congiuntamente, formano il patrimonio comune dell'umanità. In ogni fase della storia e dello sviluppo umano – e ancor più oggi nel mezzo di una comunità globale emergente – la religione acquisisce nuovi significati, valori, funzioni ed espressioni. In un momento in cui le intuizioni
«... la religione sia un processo in divenire attraverso il quale l'umanità prende coscienza della dimensione spirituale della vita umana e impara a orientare di conseguenza la sua vita individuale e collettiva.»
delle donne sono sempre più riconosciute come essenziali per la creazione di famiglie sane, di comunità più pacifiche, di una vita intellettuale più
vivace e di una governance più efficace, sono soprattutto le loro voci che devono informare il discorso sulla natura della religione e sul suo ruolo nella vita contemporanea.
La Dichiarazione universale dei diritti umani e
la sua progenie di strumenti per i diritti umani hanno fornito alla comunità internazionale un quadro normativo che riconosce la dignità intrinseca della persona e delinea i diritti e i doveri sui quali può essere edificata una società pacifica. Tanto per i governi quanto per le comunità, il compito più gravoso è stato trasformare questi criteri in realtà vissuta davanti ai popoli del mondo. Le norme giuridiche e le scienze sociali affermano l'uguaglianza di tutti gli esseri umani, tuttavia sono le convinzioni profondamente radicate sulla natura delle donne e degli uomini e sul rapporto tra loro a rivelarsi i più formidabili ostacoli alla realizzazione di un ordine sociale equo. A vent'anni dall'allora più importante raduno di capi di Stato e della società civile, in occasione del quale la questione della parità di genere venne inserita in cima all'agenda globale, la discriminazione contro le donne rimane oggi l'ingiustizia più diffusa nel mondo.
È un fatto ben documentato che, nel corso della storia, gran parte dell'umanità si sia rivolta alle religioni e ai loro leader per avere una guida e che continui a farlo tutt’oggi. Sebbene molti pensassero che la modernità avrebbe sminuito l'influenza della religione – un'apparente vittoria della "mente razionale" sulle credenze "irrazionali" – ciò non è avvenuto. La religione si sta riaffermando in un’infinità di modi. In nome della religione si è levato l’appello al servizio per il bene comune; ad abbracciare un'umanità comune che travalichi le divisioni tra le nazioni e tra le razze; alla gestione dell'ambiente; al perdono e alla riconciliazione. L’ONU ha riconosciuto sempre di più il ruolo della religione come forgiatrice della cultura e della vita comunitaria. Dopo aver preso atto della capacità delle organizzazioni religiose di raggiungere le regioni meno servite e di fornire loro risorse umane e materiali, alcune agenzie delle Nazioni Unite hanno cercato di collaborare con queste organizzazioni per perseguire obiettivi comuni. Diverse centinaia di ONG religiose hanno ottenuto lo status consultivo presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite e contribuiscono attivamente ai dibattiti che si svolgono in sede ONU.
Sradicare la violenza e il fanatismo
Al contempo la religione è caduta preda dell'ignoranza e della cieca ambizione. In suo nome vengono fomentati il fanatismo e la violenza. Le interpretazioni delle dottrine religiose che attribuiscono uno status inferiore alle donne e alle ragazze hanno dato origine a sistemi e strutture patriarcali, che
continuano a ostacolare la piena partecipazione delle donne alla società. La comunità internazionale è messa a dura prova dall'intransigenza di quelle società che continuano a impedire, basandosi su interpretazioni della legge religiosa, che la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne venga applicata e a violare in modo flagrante i diritti umani delle donne. In alcuni Paesi, per esempio, lo stupro coniugale rimane al di fuori della legge; l'onore dell’uomo è ritenuto una valida difesa per il femminicidio all’interno della famiglia; non esiste un requisito di età minima per il matrimonio. In altri Paesi, le donne non hanno il diritto di divorziare o di ereditare; la loro istruzione è considerata facoltativa o non necessaria; non sono presenti negli spazi pubblici e nelle strutture governative. Per quanto tuttora frequente, l'incidenza di questi esempi è in declino. Il miglioramento è visibile nella crescente partecipazione delle donne alla vita pubblica e agli affari della comunità e lo si può ravvisare nel considerevole impegno profuso da molti Paesi nella realizzazione del cambiamento attraverso strategie incentrate sull'istruzione delle donne e delle ragazze.
«Il miglioramento è visibile nella crescente partecipazione delle donne alla vita pubblica e agli affari della comunità e lo si può
ravvisare nel considerevole impegno profuso da molti Paesi nella realizzazione del cambiamento attraverso strategie incentrate sull’istruzione delle donne e delle ragazze».
Raccomandazioni
In questa fase della vita collettiva dell'umanità, desideriamo richiamare l'attenzione della Commissione su tre
aree di impegno, che riteniamo fondamentali per intervenire sulla condizione attuale delle donne e delle ragazze.
Responsabilità dei leader religiosi
I leader religiosi hanno un compito fondamentale
nell'affrontare le profonde ingiustizie che impediscono alle donne e alle ragazze di sviluppare il proprio potenziale e di svolgere il loro legittimo ruolo nel progresso della società. Se vogliono essere partner validi nella costruzione di una società più giusta e pacifica, i leader religiosi devono levare la voce senza esitazione contro la violazione dei diritti umani, contro ogni forma di violenza e fanatismo, e contro la negazione dell'uguaglianza perpetrata in nome della religione. Devono interrogarsi sui modi in cui le loro parole, le loro azioni o il loro silenzio abbiano permesso lo status quo. Devono rendere conto dei modi in cui la loro guida e il loro esempio possono soffocare l'esercizio di quelle facoltà intellettuali che contraddistinguono il genere umano. I governi hanno un ruolo da svolgere nell'incoraggiare la riflessione su questi temi.
«... I leader religiosi devono levare la voce senza esitazione contro la violazione dei diritti umani, contro ogni forma di violenza e fanatismo, e contro la negazione dell'uguaglianza perpetrata in nome della religione».
Il ruolo degli uomini e dei ragazzi
L'uguaglianza tra donne e uomini non è una condizione i cui effetti saranno limitati a metà della popolazione mondiale. La sua concretizzazione rivoluzionerà ogni aspetto della società umana: la generazione di conoscenza e lo sviluppo della vita intellettuale, la pratica della governance, l'allocazione delle risorse materiali e la condizione della famiglia, per citarne solo alcuni. Gli uomini devono
rendersi conto che, negli attuali contesti di disuguaglianza, non è possibile lo sviluppo del loro pieno potenziale. Sono loro che devono trovare il coraggio morale di trasmettere e modellare nuove concezioni della mascolinità e che devono contestare e mettere in discussione i ruoli ristretti assegnati loro dalla società e dai media. In ultima analisi, non è sufficiente far spazio nell'attuale ordine sociale affinché le donne svolgano il loro legittimo ruolo. Semmai, l'obiettivo è che le donne e gli uomini lavorino fianco a fianco, ciascuno come braccio destro dell'altro – nell’ambito della famiglia, del lavoro, della comunità e degli affari internazionali – per costruire una società che consenta la prosperità di tutti.
«Gli uomini devono rendersi conto che negli attuali contesti di disuguaglianza, non è possibile lo sviluppo del loro pieno potenziale».
Discriminazione contro le donne motivata da interpretazioni religiose
Esortiamo il Comitato per l'eliminazione della discriminazione contro le donne a pronunciarsi sulla discriminazione contro le donne motivata da interpretazioni religiose, sottolineando che essa costituisce un grave ostacolo all'obiettivo primario della pace.
Il raggiungimento della parità di genere richiederà risorse finanziarie, morali e intellettuali di portata senza precedenti. Comporterà l’impegno delle masse dell’umanità, le intuizioni della religione e della scienza, la dedizione impavida degli uomini al fianco delle donne, una collaborazione mai vista a ogni livello di governance e la consapevolezza che il progresso delle donne rappresenta il progresso di tutti. La Bahá'í International Community invita tutti coloro che lavorano per il miglioramento del genere umano a unirsi a noi in un
dialogo sulle questioni sollevate in questa dichiarazione. Ci auguriamo che in questo modo impareremo e comprenderemo meglio i reciproci punti di vista e porteremo avanti congiuntamente il nostro impegno verso la realizzazione di un ordine sociale che sostenga la prosperità di tutti.
As Member States gather to review the progress made in the implementation of the Beijing Declaration and Platform for Action and to address gender equality in the post-2015 development agenda, the time has come for a serious conversation about the role of religion in advancing the equality of women and men. Religion as a basis for social and political mobilization is a reality that must be openly examined. The continuing importance of religion in people’s lives and identities can no longer be ignored. If it is to play a constructive role in society, the very concept of religion, as well as its nature and purpose needs to be reexamined. We must be ready to discard labels that have locked us in adversarial debates such as “secular vs. religious,” “modern vs. traditional,” “liberal vs. conservative,” “Western vs. non-Western.” The role of religion in human life and the equality of women and men are realities too complex to be reduced to such comparisons. A new discourse is needed—one suited to the needs of the age in which we live. The Baha'i International Community wishes to stimulate and to contribute to such a discourse.
At the outset, we wish to state clearly our belief that the equality of men and women is a facet of human reality and not just a condition to be achieved for the common good. That which makes human beings human—their inherent dignity and nobility—is neither male nor female. The search for meaning, for purpose, for community; the capacity to love, to create, to persevere, has no gender. Such an assertion has profound implications for the organization of every aspect of human society.
We see religion not as a set of dogmas, or conflicting denominations. Rather, we posit that religion is an ongoing process through which humanity becomes conscious of the spiritual dimension of human life and learns to orient its individual and collective life accordingly. At the core of religion is a set of spiritual principles, which, together, form the common heritage of humankind. At each stage of human history and development—and no less today in the midst of an emerging global community—religion acquires new meanings, significance, functions and expressions. Today, as the insights of women are increasingly recognized as essential to the creation of healthy families, more peaceful communities, more vibrant intellectual life, and more effective governance, it is their voices in particular that must inform the discourse on the nature of religion and its role in contemporary life.
The Universal Declaration of Human Rights and its progeny of human rights instruments have provided the international community with a normative framework, which recognizes the inherent dignity of the individual and elaborates the rights and responsibilities upon which a peaceful society can be built. The most challenging task for governments and communities alike has been the translation of these norms into a lived reality for the peoples of the world. Legal standards and social science affirm the equality of all human beings, however it is the deep-seated beliefs about the nature of women and men and the relationship between them that have proven to be the most formidable obstacles to the realization of an equitable social order. Twenty years after the (then) largest gathering of Heads of State and civil society brought gender equality to the top of the global agenda, discrimination against women remains the most widespread injustice in the world today.
It is well documented that throughout history, much of humanity has looked to religions and their leaders for guidance and continues to do so today. While many thought that modernity would diminish the influence of religion—a seeming victory of the ‘rational mind’ over ‘irrational’ beliefs—this has not come to pass. Religion is reasserting itself in myriad ways. In the name of religion has been raised the call to service to the common weal; to embracing a common humanity that transcends divisions of nations and race; to stewardship for the environment; to forgiveness and reconciliation. The role of religion as a shaper of culture and community life has been increasingly acknowledged by the UN. Having recognized the ability of faith-based organizations to reach and provide human and material resources in underserved regions, a number of UN agencies have sought to partner with these organizations in pursuit of common goals. Several hundred religious NGOs have been granted Consultative Status with the UN’s Economic and Social Council and are active contributors to discussions at the UN.
At the same time, religion has fallen prey to ignorance and blind ambition. In its name, fanaticism and violence are promoted. Interpretations of religious doctrines as assigning an inferior status to women and girls have given rise to patriarchal systems and structures, which continue to obstruct women’s full participation in society. The international community finds itself severely challenged by the intransigence of societies who continue to obstruct the implementation of the Convention on the Elimination of all Forms of Discrimination against Women and flagrantly violate the human rights of women based on interpretations of religious law. In some countries, for example, marital rape remains outside of the law; a man’s honor is a viable defense for murdering a female member of his family; no minimum age requirement for marriage exists. In other countries, women have no right to divorce or to inherit; their education is considered optional or unnecessary; they are not present in public spaces and governing structures. While still prevalent, the incidence of such examples is in decline. Progress can be seen in the increased participation of women in public life and community affairs; it can be discerned in the significant efforts of many countries to effect change through strategies focused on the education of women and girls.
At this stage in the collective life of humanity, we wish to draw the Commission’s attention to three areas of endeavor, which we feel are critical to addressing the present-day situation of women and girls.
1. Responsibility of religious leaders. Religious leaders have a pivotal role to play in addressing the profound injustices that prevent women and girls from developing their potential and playing their rightful role in the advancement of society. If they are to be worthy partners in the construction of a more just and peaceful society, religious leaders must unhesitatingly raise their voices against the violation of human rights, against all forms of violence and fanaticism, and against the denial of equality perpetrated in the name of religion. They must examine the ways in which their words, their actions, or their silence have enabled the status quo. They must account for the ways in which their guidance and example may be stifling the exercise of those intellectual faculties that distinguish humankind. Governments have a role to play in encouraging reflection on these issues.
2. The role of men and boys. The equality of women and men is not a condition whose effects will be limited to half of the world’s population. Its operationalization will revolutionize all facets of human society—the generation of knowledge and development of intellectual life, the practice of governance, the allocation of material resources and the condition of the family, to name but a few. Men must come to realize that under current conditions of inequality, the development of their full potential is not possible. It is they who must find the moral courage to convey and model new understandings of masculinity and who must challenge and question the narrow roles that society and the media have assigned to them. In the final analysis, it is not enough to create space in the current social order for women to play their rightful role. Rather, the goal is for women and men to work shoulder-to-shoulder, each as the helpmate of the other—in the context of family, work, community, and international affairs—to construct a society which allows for the flourishing of all.
3. Discrimination against women based on interpretations of religion. We urge the Committee on the Elimination of Discrimination against Women to formulate a comment, which addresses discrimination against women based on interpretations of religion, noting that it constitutes a major obstacle to the overarching goal of peace.
The achievement of gender equality will require financial, moral and intellectual resources on a scale not yet seen. It will involve the efforts of the masses of humanity, the insights of religion as well as science, the fearless commitment of men alongside women, unprecedented collaboration at all levels of governance, and an understanding that the advancement of women is the advancement of all. The Baha'i International Community invites all those working towards the betterment of humanity to join us in a dialogue about the issues raised in this statement. It is our hope that in this way we will learn and better understand each other’s perspectives and collectively advance our efforts towards the realization of a social order which supports the flourishing of all.
At the outset, we wish to state clearly our belief that the equality of men and women is a facet of human reality and not just a condition to be achieved for the common good. That which makes human beings human—their inherent dignity and nobility—is neither male nor female. The search for meaning, for purpose, for community; the capacity to love, to create, to persevere, has no gender. Such an assertion has profound implications for the organization of every aspect of human society.
We see religion not as a set of dogmas, or conflicting denominations. Rather, we posit that religion is an ongoing process through which humanity becomes conscious of the spiritual dimension of human life and learns to orient its individual and collective life accordingly. At the core of religion is a set of spiritual principles, which, together, form the common heritage of humankind. At each stage of human history and development—and no less today in the midst of an emerging global community—religion acquires new meanings, significance, functions and expressions. Today, as the insights of women are increasingly recognized as essential to the creation of healthy families, more peaceful communities, more vibrant intellectual life, and more effective governance, it is their voices in particular that must inform the discourse on the nature of religion and its role in contemporary life.
The Universal Declaration of Human Rights and its progeny of human rights instruments have provided the international community with a normative framework, which recognizes the inherent dignity of the individual and elaborates the rights and responsibilities upon which a peaceful society can be built. The most challenging task for governments and communities alike has been the translation of these norms into a lived reality for the peoples of the world. Legal standards and social science affirm the equality of all human beings, however it is the deep-seated beliefs about the nature of women and men and the relationship between them that have proven to be the most formidable obstacles to the realization of an equitable social order. Twenty years after the (then) largest gathering of Heads of State and civil society brought gender equality to the top of the global agenda, discrimination against women remains the most widespread injustice in the world today.
It is well documented that throughout history, much of humanity has looked to religions and their leaders for guidance and continues to do so today. While many thought that modernity would diminish the influence of religion—a seeming victory of the ‘rational mind’ over ‘irrational’ beliefs—this has not come to pass. Religion is reasserting itself in myriad ways. In the name of religion has been raised the call to service to the common weal; to embracing a common humanity that transcends divisions of nations and race; to stewardship for the environment; to forgiveness and reconciliation. The role of religion as a shaper of culture and community life has been increasingly acknowledged by the UN. Having recognized the ability of faith-based organizations to reach and provide human and material resources in underserved regions, a number of UN agencies have sought to partner with these organizations in pursuit of common goals. Several hundred religious NGOs have been granted Consultative Status with the UN’s Economic and Social Council and are active contributors to discussions at the UN.
At the same time, religion has fallen prey to ignorance and blind ambition. In its name, fanaticism and violence are promoted. Interpretations of religious doctrines as assigning an inferior status to women and girls have given rise to patriarchal systems and structures, which continue to obstruct women’s full participation in society. The international community finds itself severely challenged by the intransigence of societies who continue to obstruct the implementation of the Convention on the Elimination of all Forms of Discrimination against Women and flagrantly violate the human rights of women based on interpretations of religious law. In some countries, for example, marital rape remains outside of the law; a man’s honor is a viable defense for murdering a female member of his family; no minimum age requirement for marriage exists. In other countries, women have no right to divorce or to inherit; their education is considered optional or unnecessary; they are not present in public spaces and governing structures. While still prevalent, the incidence of such examples is in decline. Progress can be seen in the increased participation of women in public life and community affairs; it can be discerned in the significant efforts of many countries to effect change through strategies focused on the education of women and girls.
At this stage in the collective life of humanity, we wish to draw the Commission’s attention to three areas of endeavor, which we feel are critical to addressing the present-day situation of women and girls.
1. Responsibility of religious leaders. Religious leaders have a pivotal role to play in addressing the profound injustices that prevent women and girls from developing their potential and playing their rightful role in the advancement of society. If they are to be worthy partners in the construction of a more just and peaceful society, religious leaders must unhesitatingly raise their voices against the violation of human rights, against all forms of violence and fanaticism, and against the denial of equality perpetrated in the name of religion. They must examine the ways in which their words, their actions, or their silence have enabled the status quo. They must account for the ways in which their guidance and example may be stifling the exercise of those intellectual faculties that distinguish humankind. Governments have a role to play in encouraging reflection on these issues.
2. The role of men and boys. The equality of women and men is not a condition whose effects will be limited to half of the world’s population. Its operationalization will revolutionize all facets of human society—the generation of knowledge and development of intellectual life, the practice of governance, the allocation of material resources and the condition of the family, to name but a few. Men must come to realize that under current conditions of inequality, the development of their full potential is not possible. It is they who must find the moral courage to convey and model new understandings of masculinity and who must challenge and question the narrow roles that society and the media have assigned to them. In the final analysis, it is not enough to create space in the current social order for women to play their rightful role. Rather, the goal is for women and men to work shoulder-to-shoulder, each as the helpmate of the other—in the context of family, work, community, and international affairs—to construct a society which allows for the flourishing of all.
3. Discrimination against women based on interpretations of religion. We urge the Committee on the Elimination of Discrimination against Women to formulate a comment, which addresses discrimination against women based on interpretations of religion, noting that it constitutes a major obstacle to the overarching goal of peace.
The achievement of gender equality will require financial, moral and intellectual resources on a scale not yet seen. It will involve the efforts of the masses of humanity, the insights of religion as well as science, the fearless commitment of men alongside women, unprecedented collaboration at all levels of governance, and an understanding that the advancement of women is the advancement of all. The Baha'i International Community invites all those working towards the betterment of humanity to join us in a dialogue about the issues raised in this statement. It is our hope that in this way we will learn and better understand each other’s perspectives and collectively advance our efforts towards the realization of a social order which supports the flourishing of all.
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